Licenziamento illegittimo: cosa fare nei primi 60 giorni
Hai ricevuto una lettera di licenziamento? I primi 60 giorni sono decisivi: la guida pratica passo passo per difenderti davvero.
Hai 60 giorni dalla lettera per impugnare il licenziamento per iscritto. Scaduto questo termine, perdi qualsiasi tutela.
- Il licenziamento va impugnato per iscritto entro 60 giorni dalla ricezione della lettera.
- Dopo l'impugnazione, hai altri 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale.
- Forma scritta, motivazione specifica e preavviso sono i tre requisiti formali da controllare.
- Le tutele variano in base alla data di assunzione e al numero di dipendenti dell'azienda.
- Esiti possibili: reintegro, indennità da 6 a 36 mensilità, accordo transattivo.
Indice dei contenuti
Ricevere una lettera di licenziamento è uno dei momenti più destabilizzanti che si possano vivere. Ma la legge ti protegge — a patto che tu agisca nei tempi giusti.
Le prime 24 ore sono il momento per non commettere errori irrimediabili. Le settimane successive sono quelle in cui costruire la difesa.
Il termine cruciale: 60 giorni
Dalla data in cui ricevi la lettera hai 60 giorni di tempo per impugnare il licenziamento per iscritto. Non serve ancora fare causa: basta una raccomandata A/R o una PEC che contesti formalmente l'atto.
Dopo l'impugnazione scrittura, scattano altri 180 giorni per depositare il ricorso in tribunale. Se salti uno dei due termini, il licenziamento diventa inattaccabile.
Art. 6, L. 604/1966 (modificato dal Collegato Lavoro 2010): impugnazione stragiudiziale entro 60 giorni e ricorso giudiziale entro 180 giorni successivi, a pena di decadenza.
Cosa controllare subito sulla lettera
Prima di reagire emotivamente, leggi la lettera con occhio chirurgico. La maggior parte dei licenziamenti illegittimi cade su vizi formali.
- La forma scritta della lettera (obbligatoria, mai accettare comunicazioni verbali)
- La motivazione specifica e dettagliata (motivi vaghi = licenziamento annullabile)
- Il rispetto del preavviso previsto dal CCNL (o l'indennità sostitutiva)
- L'assenza di ragioni discriminatorie (genere, religione, sindacato, gravidanza)
- Per il licenziamento disciplinare: contestazione preventiva e diritto di difesa
Le tre tipologie di licenziamento
Capire in quale categoria rientri il tuo caso è essenziale per stimare le tutele applicabili e l'esito probabile del giudizio.
- Disciplinare: per inadempimento del lavoratore. Richiede contestazione preventiva ex art. 7 St. Lav.
- Per giustificato motivo oggettivo: ragioni economiche, organizzative, produttive dell'azienda
- Per giusta causa: comportamento gravissimo che impedisce la prosecuzione anche provvisoria del rapporto
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Inizia oraCosa puoi ottenere: reintegro vs indennità
L'esito di un giudizio favorevole dipende da quando sei stato assunto e da quanti dipendenti ha l'azienda. Il quadro normativo è frammentato in tre regimi diversi.
- Assunti prima del 7 marzo 2015 in aziende > 15 dipendenti: tutela reale (art. 18 St. Lav.) con reintegro nei casi più gravi
- Assunti dopo il 7 marzo 2015 (Jobs Act): tutele crescenti, reintegro residuale, indennità da 6 a 36 mensilità
- Aziende sotto 15 dipendenti: tutela obbligatoria, indennità ridotta da 2,5 a 6 mensilità
Art. 18 L. 300/1970 (Statuto dei Lavoratori) per i pre-2015. D.Lgs. 23/2015 (Jobs Act) per i post-2015. Art. 8 L. 604/1966 per le piccole imprese.
L'arma più potente: l'accordo transattivo
La maggior parte dei contenziosi si chiude prima della sentenza con un accordo: l'azienda paga una somma forfettaria (spesso 8-18 mensilità) in cambio della rinuncia all'azione.
Dai casi che gestiamo: il 70% dei licenziamenti impugnati nei primi 60 giorni si chiude con accordo entro 6 mesi, evitando anni di causa. La forza negoziale nasce sempre dall'impugnazione tempestiva.
Errore numero uno: aspettare
Ogni settimana che passa riduce le tue tutele: ricostruzione difficile delle email, testimoni che dimenticano, prove che si disperdono. Anche se sei in trattativa con l'azienda, l'impugnazione formale va fatta entro i 60 giorni.
L'impugnazione non chiude il dialogo: lo formalizza. Continua pure a trattare, ma il termine non si sospende per nessun motivo.
Cosa fare nelle prime 72 ore
- Conservare la lettera originale e la prova di consegna (busta, raccomandata)
- Salvare tutte le email e i messaggi degli ultimi 6 mesi con superiori e colleghi
- Recuperare contratto, ultimi 12 mesi di buste paga e CCNL applicato
- Annotare la cronologia degli eventi (cosa è successo prima del licenziamento)
- Identificare colleghi disponibili a testimoniare
- Consultare un avvocato del lavoro per verificare i vizi e impostare l'impugnazione
Domande frequenti
Posso impugnare un licenziamento verbale?
Sì, anzi è quello più facilmente annullabile. Il licenziamento orale è nullo per legge: hai diritto al reintegro e a tutta la retribuzione persa fino al ripristino del rapporto, indipendentemente dalle dimensioni dell'azienda.
Cosa succede se firmo le dimissioni in bianco o accetto un accordo subito?
Le dimissioni firmate sotto pressione sono impugnabili per violenza morale, ma serve provarlo. Mai firmare nulla nelle 48 ore successive al licenziamento: prendi tempo, parla con un avvocato, e solo dopo decidi se accettare.
Posso ricevere la NASpI durante la causa di impugnazione?
Sì, l'impugnazione del licenziamento non blocca la NASpI: continui a percepirla per la durata massima (24 mesi). Se ottieni il reintegro, la somma percepita andrà restituita all'INPS.
Quanto costa impugnare un licenziamento?
L'impugnazione stragiudiziale (raccomandata o PEC) ha costo simbolico. La causa in tribunale costa tra 1.500 e 5.000 € più contributo unificato (esente sotto il reddito minimo). Molti avvocati lavorano a successo con percentuali sull'esito favorevole.
Cosa fare adesso
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